ATTI OSCENI – I TRE PROCESSI DI OSCAR WILDE

OSCAR FINGAL O’FLAHERTIE WILLS WILDE

scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, autore di opere come ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto’, ‘Il ritratto di Dorian Gray’, ‘Un matrimonio ideale’, ‘Il fantasma di Canterville’, ‘Salomè’, nacque a Dublino nel 1854.

Figlio della poetessa JANE FRANCESCA ELGEE e dell’oftalmologo Sir WILLIAM ROBERT WILLS WILDE, sposò

COSTANCE LLOYD dalla quale ebbe i due figli Cyril e Vyvyan e sviluppò numerosi incontri intimi con uomini che destavano il suo interesse, tra i quali

JOHN GRAY ed

ALFRED DOUGLAS. John Sholto Douglas, Marchese di Queensberry, dopo aver chiesto a Wilde di chiudere la relazione con il figlio Alfred, consegnò all’usciere del circolo frequentato dallo scrittore, un biglietto infamante. Alfred, che odiava profondamente il padre, spinse Wilde a denunciarlo per calunnia avvalendosi di un processo, mossa rischiosa essendo all’epoca, l’omosessualità, un reato punibile con la carcerazione ed i lavori forzati. Lord Queensberry coinvolse il mondo del teatro, furono ascoltati testimoni e si dibatterono i contenuti delle opere letterarie di Wilde, in particolare ‘Il ritratto di Dorian Gray’, romanzo definito ‘immorale’, in riferimento alla presunta sodomia dell’autore. Nell’aprile del 1895 Douglas fu assolto, a questo processo ne seguirono altri due e a maggio la condanna ad Oscar Wilde lo vide ai lavori forzati per due anni. Escludendo la ‘Ballata del carcere di Reading’, la capacità creativa di Wilde andò sfumando; nel novembre del 1990, all’età di 46 anni, si spense per una meningoencefalite. Con produzione Teatro dell’Elfo e traduzione di Lucio De Capitani

FERDINANDO BRUNI e FRANCESCO FRONGIA, proseguono la ricerca nel teatro neo-brecktiano di matrice anglosassone mettendo in scena la piece di MOISES KAUFMAN ‘ATTI OSCENI – I TRE PROCESSI DI OSCAR WILDE’: un intreccio di brillante dialettica, conflitto di classe, tragedia e commedia dove il processo ad uno scrittore noto in tutto il mondo e che ha donato pagine di letteratura indimenticabili diventa il processo a qualunque artista proclami con forza l’assoluta anarchia della creazione. Con un testo che indaga lo svolgersi dei processi a Oscar Wilde, mettendo in risalto le diverse versioni dei fatti, spesso discordanti, riportate dalle fonti pervenute, sul palco, dalla scenografia essenziale, otto sedie d’epoca e quattro sbarre, otto attori (CIRO MASELLA, NICOLA STRAVALACI, GIUSEPPE LANINO, RICCARDO BUFFONINI, EDOARDO CHIABOLOTTI, GIUSTO CUCCHIARINI, LUDOVICO D’AGOSTINO, FILIPPO QUEZEL)

che ricoprono i diversi ruoli, dall’avvocato dell’accusa Charles Gill, alla difesa Edward George Clarke, a Douglas padre e figlio a quattro dei ragazzi

(Alfred Taylor, Sidney Mavor, Freddie Atkins, Charles Parker) nel giro della prostituzione, che frequentavano Wilde, interagendo con l’unico attore che non cambia mai di ruolo:

GIOVANNI FRANZONI nei panni di un Oscar Wilde dalla forte personalità artistica ed umana: se nel primo processo lo scrittore è sprezzante, ironico, nei confronti di chi l’arte non la capisce, con la frase rimasta ai posteri “L’amore che non osa dire il proprio nome, in questo secolo, è un grande affetto di un uomo più anziano per uno più giovane quando il primo possiede l’intelletto e l’altro tutta la gioia, la speranza ed il fascino della vita”, nel secondo e terzo processo è rappresentata l’umiliazione di un uomo che si mostra per quello che è ‘genio incompreso distrutto da un amore per cui ha sacrificato troppo’. In chiusura, sulle note di ‘God save the Queen’

il ricordo di

Angela Balboni

 

 

 

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