CAVEMAN

Cantante lirico, musicista, autore, regista, direttore artistico di parchi divertimento, attore:
MAURIZIO COLOMBI

è un artista poliedrico completo (settanta fra commedie e musical come attore/cantante e quaranta come autore/regista) negli ultimi anni ha portato sulle scene firmandone testi e regie, i musical ‘RAPUNZEL’ ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm

e ‘LA REGINA DI GHIACCIO’ ispirato alla Turandot, con Lorella Cuccarini.

‘DEFENDING THE CAVEMAN’

commedia frutto di studi di antropologia, preistoria, sociologia e mitologia, dell’attore e comico americano Rob Becker, che descrive le incomprensioni tra uomini e donne, ha avuto più di otto milioni di spettatori in quarantacinque paesi ed è stata tradotta in trenta lingue. La versione italiana di Maurizio Colombi, per la regia di Teo Teocoli si è affermata come miglior interpretazione nel mondo contando sino ad oggi oltre 100.000 presenze.

Negli anni il one-man show si è trasformato proponendosi anche in una versione più breve per raggiungere la comunità italiana fuori nazione e in una vivacizzata dalla Caveman Band, cinque elementi sul palco per mettere in evidenza, oltre le doti di intrattenitore, anche quelle di cantante di Colombi. Caveman si apre con le immagini su schermo di alcune copertine di riviste per donne, un riecheggiare di voci femminili che ripetono la parola ‘stronzo’ (in riferimento al ‘maschio’) e foto-book fino al matrimonio, del Signor e della Signora Colombi, narratori, indiretta lei, molto diretto lui. In una cornice scenografica Flinstoniana (divano, televisione, tavolo)

e alla parete due rappresentazioni della preistoria di caccia e della donna, Maurizio entra in scena fendendo una clava ed iniziando il monologo con una domanda rivolta alla platea: “Gli uomini sono tutti ‘stronzi’?”. Da qui, facendosi trasportare, con le parole, all’età della pietra, dove l’uomo era cacciatore

passando poi per l’icona anni ’50, munito di pistola, tale John Wayne

si arriva ai giorni nostri con il maschio tipico ‘stronzo’ o ‘coglione’ (agli occhi delle donne), le stesse che, alla creazione del mondo andavano, con le loro ceste a raccogliere i frutti dagli alberi, accudivano i figli, cucinavano, custodivano la caverna per la famiglia, mentre l’uomo cacciava e le adorava. La donna è tutt’ora ‘regina’ della casa, con vocazione per ordine e pulizia, scrupolosa, in grado di cogliere le emozioni più intime, di vedere oltre e, cosa da non sottovalutare, di riuscire a trovare sempre oggetti persi da…un uomo, lui, è sempre ‘cacciatore’, in grado di vedere una preda alla volta, di ‘trattare’ nelle conversazioni mentre lei ‘collabora’, di ‘confermare’ mentre lei ‘raccoglie informazioni’. Un universo femminile e maschile quindi che parla due linguaggi diversi e non interscambiabili ma che nel destino si incastra perfettamente come i pezzi di un puzzle. Per gli anni 2000, e in quelli che seguiranno, il messaggio di ‘Caveman’ è ritrovare, tra uomo e donna, l’equilibrio che coesisteva al tempo delle caverne per creare un legame indissolubile.

Angela Balboni

 

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