QUATTRO TAZZE DI TEMPESTA

FEDERICA BRUNINI

è scrittrice, giornalista, fotografa ed instancabile viaggiatrice: le sue merende, da bambina, erano concentrate su tè e biscotti. La tazza da tè è più grande di quella da caffè, più accogliente, ha qualcosa di femminile; durante il rito del tè si entra in comunicazione con sé stessi ed ecco che VIOLA, protagonista di ‘QUATTRO TAZZE DI TEMPESTA’ (romanzo scritto dalla Brunini)

nel suo negozio a La Calmette, nell’Occitania francese, cataloga tè in base alle emozioni che possono risvegliarsi nella persona che li berrà, c’è un infuso per ogni stato d’animo: strappa – sorrisi, anti – malinconia, porta – gioia, leva – paura, e tanti altri. Nel giorno del suo compleanno, la donna invita CHANTAL, MAVI ed ALBERTA, le tra amiche storiche per tante chiacchiere, bagni di sole e profumo di lavanda perché ‘non c’è problema che una buona tazza di tè non possa ridimensionare’. Viola però farà fatica ad aprirsi, confrontarsi con loro, ha da poco perso prematuramente il marito in un incidente d’auto ed è ancora sotto shock. Anche la vita delle amiche non è semplice: Chantal si barcamena tra l’amore per un fidanzato molto più giovane di lei di cui ancora non si fida, un lavoro precario e l’insegnamento dello yoga, Mavi è soffocata nel dover gestire contemporaneamente marito e figli ed impegni professionali ed Alberta, architetto di successo, è sempre troppo concentrata su sé stessa per lasciarsi coinvolgere dai problemi di chi le sta vicino. Come esistono tanti tipi di tè, così è vario l’universo femminile; tipologicamente i colori di questo infuso sono quattro: nero, rosso, verde e bianco e quattro sono le amiche con le sfumature delle loro vite. Ma come ci si riprende dai momenti difficili della vita? Come si esce da ‘una tempesta’ di situazioni ed emozioni? Ed è la frase di Murakami all’inizio del libro di Federica a fare da filo conduttore alla trama: ‘ Quando la tempesta sarà finita, neanche ti renderai conto di come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo, su un punto non c’è dubbio, uscendo da quel vento non sarai lo stesso che vi è entrato’.

Roberta Masi

Commenti

commenti