LA CONDIZIONE UMANA Magritte



Dopo Arquà Petrarca, la ‘nostra’ inviata Paola Vezzani ha preso un low cost per Washington: ha visitato il Madame Tussauds americano e sulla collina Capitol Hill ha ammirato il Campigoglio,
si è poi diretta alla National Gallery of Art. Concentrata nella profondità di un dipinto, Paola scorge un viso…conosciuto.
“Buongiorno Sig na Vezzani, abbiamo l’arte in comune o mi sbaglio?” – inizia lo scozzese Lad –
“A parte l’arte domani si riparte, presidente!” (ride divertita Paola).
“Non sono presidente…non ancora, sono semplicemente…
James!. Allora ti piace il capolavoro di Magritte?…è del 1933,
LA CONDIZIONE UMANA‘!”.
“Io di ‘condizione umana’ ho letto quella di MALRAUX del ’33, è un romanzo sui politici, russi e (sogghignando) cinesi”.
“Segui la politica?”.
“No, mi piace il riso!”(riso evidente di Paola)
“Per Magritte la condizione umana è quella dell’uomo che vede il mondo circostante solo attraverso la propria esperienza, Paola, tu hai esperienza?”.
“Siamo ad un colloquio di lavoro?”.
“In realtà la condizione umana consta di due quadri, uno qui, l’altro appartiene alla collezione Simon Spierer di Ginevra”.
“Odio Ginevra, eravamo amiche poi lei mi ha ‘rubato’ il ragazzo”.
“La condizione umana rappresenta una tela appoggiata ad un cavalletto su cui è dipinto il paesaggio identico a quello che appare all’esterno, una continuità di immagini nel gioco tra realtà e rappresentazione”.
“Mi sa che lei, James ha proprio voglia di giocare!”
Paola, ma non ci davamo del tu?”.

 

 

La redazione

 

 

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