LA STOFFA DEI SOGNI

Il teatro metafora della vita? O la vita metafora tangibile del teatro?

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la stoffa dei sogni rubini

Shakespeare, cari lettori, non passa mai di moda: assioma con cui ogni giorno facciamo i conti. Un maestro, una musa ispiratrice, il sommo drammaturgo che ci passa tra le mani, tra le giornate: si chiamano capolavori d’autore. Siamo nel 1983 ed un Signore del teatro italiano, tale Eduardo De Filippo consegna la sua riscrittura de La tempesta di Shakespeare ad Einaudi ma: che cos’è la ‘Tempesta’? Chi sarà questo Prospero demiurgo dell’isola?. I critici shakespeariani la definiscono il ‘testamento spirituale’ del drammaturgo morto dopo averla scritta e, forse per qualche trucco del destino la stessa sorte ‘post tempesta’ pare tocchi anche ad Eduardo . La tempesta, opera complessa…come la vita, un’opera ‘presuntuosa’ a cui è difficile scampare: corone che cadono, libertà che si restringono, amori inconfessabili. La stoffa dei sogni non è solo un film, è una passeggiata nella realtà umana con i piedi nudi a bagno nelle acque che hanno accolto la civiltà spodestandone la natura. Nell’opera di Gianfranco Cabiddu, mistero e fascinazione giungono ai giorni nostri,se Shakespeare E De Filippo portano il mare e la sua isola in teatro così la macchina da presa del regista ‘é’ l’isola e lui Prospero. Il lavoro cinematografico è stato girato sull’isola dell’Asinara, spogliata della sua civiltà e rivestita a bellezza selvaggia, con un duo d’eccezione: SERGIO RUBINI ed ENNIO FANTASTICHINI. Il popolo dei cineamatori assisterà alle traversie di un’umile compagnia di teatranti con a capo Oreste Campese (Rubini) che naufragheranno su di una misteriosa isola/carcere. Tra lo smarrimento e lo stupore gli attori si ritroveranno in una situazione alquanto bizzarra: coprire pericolosi camorristi che per evitare la galera si confonderanno con loro. Che, in Italia il teatro sociale(vedi ‘Gomorra’) sia un po’ invasivo è un dato di fatto, ma la bizzarria di ‘La stoffa dei sogni’ è un vero colpo d’autore. Ritornando alla trama, sarà il direttore del carcere a ‘lanciare il guanto’ a Rubini/capocomico per scoprire chi della compagnia è realmente attore e chi criminale, insomma,  una ‘tempesta nella tempesta’ che si concretizza con la messa in scena de La Tempesta di W. S. E non sia mai che un capo camorrista chini il capo al regista di turno, è necessario riscrivere l’opera, lo si deve fare utilizzando le ‘sue’ espressioni e quelle dei suoi scagnozzi . All’ombra di un sole cocente si assiste all’impercettibile nascita d’amore tra la bella e sensuale Miranda (KRAGHEDE BELLUGI) e il camorrista naufrago disperso Ferdinando Aloisi (MAZIA FAYROUZ) mentre assoluto demiurgo della scena sarà il direttore del carcere. Il ‘nuovo’ Prospero non si spoglierà dei propri poteri, rimarrà fedele alla penna di Shakespeare e De Filippo. L’isola di Cabiddu si fa palcoscenico di compromessi, vizi, potere ed onore, diventa scambio sociale per ritrovare la propria umanità e pure l’amore in una sorta di sogno reale grande quanto una penisola ,il regista gioca su di un’illusione fascinosa dove teatro,metafora della vita si fa vita stessa: sogno o son desto?. Una cosa è certa: alla fine del film, sui titoli di coda, in coro silenzioso, riverente, alla voce di Eduardo che canta la canzone di Calibano, tutti ci sentiremo un pò naufraghi, il nostro equilibrio sarà spodestato, giocando il ruolo di un personaggio, fosse anche il protagonista. Conserveremo un piccolo granello di sabbia, la stessa che il protagonista ha calcato e, guardandoci allo specchio della vita attenderemo la prossima tempesta per diventare della stessa sostanza dei sogni, i nostri sogni.

 

ROSA ELENIA STRAVATO

 

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