L’URLO Edvard Munch

Era da un po’ che la ‘nostra’ inviata Paola Vezzani non si spingeva fuori dallo stivale.
“Voglio proprio vedere se in Norvegia fa freddo come a casa mia” (azzarda Paola)

“Guarda chi si rivede, il ‘vecchio’ James” (ghigna Paola alla vista del ragazzo)
“Anche tu alla Galleria di Oslo?”

“Sarei più interessata al museo delle navi vichinghe, ma, visto che sono qua, mi perdo un po’ tra i colori!”
“Ti ci vedo in…elmo!!!” (sorride vistosamente James!)

“Su cosa sei preparato, oggi?”
“Edvard Munch!”

“Adesso urlo: Edvard! Edvard! dove sei?” (ironizza Paola)
“Lo spunto del quadro è arrivato a Munch come un grande urlo che pervadeva la natura, con il sole che tramonta, il fiordo nero-azzurro e le nuvole tinte di rosso sangue”
“Sangue? dove?…svengo!” (si guarda attorno impaurita la ragazza)
“Pensa che del quadro ne sono state dipinte altre tre versioni, pastello su cartone, pastello su tavola e tempera su pannello”

“Doveva avere una grande pazienza quel Munch”
“Due versioni dell’urlo furono rubate”
“…e poi?”
“…recuperate!”
“Un urlo con eco, i ladri hanno lasciato evidenti indizi nell’aria!”.

La redazione

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