MAURIZIO DI MAIO e la sua ‘voce regina’

MAURIZIO DI MAIO nasce artisticamente come vocalist di Giorgia, Zero, Vanoni, Bolton, cosa l’ha spinta verso sonorità nord europee soprano/controtenoristiche a livello solistico?

“Oltre a questi grandi artisti sono stato vocalist nel coro gospel Sat&b e ho lavorato in diverse produzioni teatrali ad alti livelli artistici che mi hanno arricchito sotto tutti i punti di vista; nonostante stessi seguendo intenti rivolti al teatro da me voluti, sentivo la necessità di avvicinarmi ad un progetto che mi appartenesse come solista per raccontare un ulteriore aspetto di me, quelle sonorità, quelle sfumature della mia voce che da troppo tempo avevo lasciato a parte. L’incontro con l’elettronica nord europea è nata grazie alla conoscenza con il mio attuale direttore artistico Dario Faini. Sono rimasto rapito dal progetto ‘Dardust’ ed ho pensato di proporgli l’unione di due mondi sonori totalmente diversi”.

Come reagisce all’appartenenza che l’opinione pubblica e la stampa l’avvicina alle ‘voci regine’ del Barocco (vedi Farinelli)?

“Parliamo di miti insostituibili, è una grande responsabilità e sono davvero onorato di poter essere accostato a voci così importanti del passato; per quanto riguarda il panorama attuale, Jaroussky, Andreas Scholl, Andrea Fagioli sono cantanti che stimo profondamente e che mi hanno ispirato nel mio percorso formativo da countertenor”.

Che formazione artistica le ha supportato Maria Grazia Fontana?

“A Maria Grazia devo il coraggio di aver intrapreso il percorso audace per diventare controtenore professionista, è senza dubbio la mia ‘madrina artistica’: avevo 15 anni quando con lei ho iniziato a muovere i primi passi nel canto e nella musica, mi ha insegnato tanto, la disciplina, l’impegno, la passione e la verità, nella vita è necessario mettersi in gioco se si crede in un sogno e non mollarlo mai fino a raggiungerlo, un giorno”.

Il suo attuale coach è il cantante lirico GIUSEPPE NICODEMO. Ostacoli e traguardi di questa collaborazione, ad oggi?
“Nessun ostacolo, magari qualche discussione animata, confronti fisiologici tra allievo ed insegnante, costruttivi del progetto in corso. Ho conosciuto Giuseppe nello spettacolo teatrale ‘Estaba la madre’, premio Oscar L. Bacalov, eravamo entrambi nel cast; dodici anni dopo, a Roma ci siamo rincontrati, parlare, confrontarci per quello che sarebbe divenuto il mio progetto da controtenore è stato fondamentale. Sono stato fortunato nel trovare un insegnante per uno studio così delicato, Giuseppe è stato un ‘dono’ prezioso, mi ha preso per mano e con grande passione e sensibilità ha curato tecnicamente la mia voce come pochi coach saprebbero fare, gli devo moltissimo ed è un grande amico”.

Le piacerebbe essere vissuto nell’età Barocca?
“Considerando quello che facevano agli uomini per poter cantare su tessiture vocali acute, direi di…no!!”.

Qui la vediamo con Daniele Incicco suo grande amico e ‘pupillo’ con i La Rua, dell’Einstein Journal; il suo debutto ha visto l’incontro di intenti tra l’etichetta discografica torinese Inrie Classic e la Warner Music Italy, soddisfazioni in merito?

“Grandissime soddisfazioni, grazie a queste due major posso permettermi di realizzare il sogno di ogni aspirante cantante, nel mio caso il sogno di una vita, il primo album da controtenore”.

Se Vivaldi la sentisse cantare, secondo lei cosa direbbe?
“Sostengo fortemente che Vivaldi fosse un Genio assoluto, un rivoluzionario del suo tempo, magari un arrangiamento così diverso dal suo avrebbe anche potuto apprezzarlo, mi piace pensare questo, una mente come la sua non si sarebbe spaventata di fronte ad una novità, un cambiamento”.

Com’è iniziata la conoscenza/amicizia/collaborazione artistica con Dario Faini, pianista compositore neoclassico minimalista elettronico oggi anche suo produttore?


“E’ un privilegio immenso, per me, lavorare con lui a questo progetto discografico: ci siamo conosciuti nel 2006, entrambi nel cast del musical ‘Actor Dei’. Dario è uno dei più grandi autori contemporanei che abbiamo in Italia, ha un talento innato, la capacità di rinnovare continuamente il suo profilo artistico ed intuisce subito la strada da percorrere per raggiungere ottimi risultati a livello musicale”.

Qui, nella foto è con l’attrice protagonista del suo video ‘Lascia ch’io pianga’, com’è nata la regia e cosa vuole comunicare attraverso le immagini?


“La regia è curata dall’estroso Fabrizio Cestari, grazie a lui è stato semplice legare brano e immagini in modo che esprimessero elegantemente la forza del progetto. Seguendo l’armonia della musica si apre una storia che è prima fiaba e chiusa su di un dramma, al suo interno ci sono l’amore, la bellezza, la paura, il dolore e la morte. Le sonorità di ‘Lascia ch’io pianga’ passano attraverso tutte queste emozioni per bloccarsi e rimanere confuse nel colpo di scena finale.
Ho voluto che fossero presenti nel video attori di due continenti diversi per trasportare l’uditore in un viaggio oltre oceano e Korlan e Paoul, con la loro bellezza ed interpretazione l’hanno reso possibile”.

Progetti futuristici dopo ‘Di Maio – Evento Zero’ del dicembre 2016 alla Sala Pio XII di Roma?
“Entro febbraio uscirà il secondo singolo e verso aprile l’album nuovo di cui stiamo ultimando le registrazioni”.

Per saperne di più sull’artista potete consultare le  pagine FB di Maurizio Di Maio e della major Inrie Classic.

Angela Balboni

 

 

 

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