MAURIZIO SOLIERI Solieri VS Schiavone VS Portera

Quando, Maurizio Solieri ha preso in mano per la prima volta un plettro?
“Correva l’anno 1963, era appena uscito il primo album dei Beatles, avevo 10 anni e la mia prima chitarra è stata un’Eko da otto mila lire regalatami da mamma”.

Un chitarrista si forma su una musica in particolare?
“Io, da autodidatta ho iniziato ascoltando Presley, Chuck Berry, Celentano, a casa dei fratelli maggiori, poi Beatles, Stones, Kinks, Yardbirds, Who, Genesis, Return to Forever, Led Zeppelin, ecc”.

E’ più difficile, ad oggi, per un giovane che voglia diventare chitarrista professionista, fare ‘gavetta’ rispetto a quando lo è stato per te?
“Chiunque può fare la classica gavetta, con tanta passione e senza aspettarsi nulla, anche se il pubblico di oggi è più coinvolto dai musicisti che dalla musica proposta dagli stessi”.

Cosa ti ha avvicinato a Vasco Rossi artista/amico?
“Ho conosciuto Vasco nell’inverno  del 1977 attraverso l’amico in comune Sergio Silvestri. In seguito ho collaborato con loro a Punto Radio, una delle prime emittenti private, poi sono arrivate le prime esibizioni live ed il pubblico che di volta in volta aumentava fino al grande successo nazionale con ‘Vita spericolata’ e da lì è stata un’ascesa”.

Il successo di Maurizio Solieri per la tua famiglia!
“I miei cari sono stati felici sia dei primi successi, sia quando il lavoro ha portato guadagni più congrui”.

La soddisfazione più grande di un chitarrista sul palco.
“Per Maurizio Solieri essere in sintonia con il pubblico”.

Quali sono i limiti ed i privilegi nell’essere il chitarrista di un grande artista rispetto ad essere musicista solista?
“Non ho mai fatto grosse distinzioni tra l’essere il chitarrista di un grande artista come Vasco Rossi e la mia carriera solista: con Vasco eravamo la Steve Rogers Band, un gruppo di lavoro per cui ho scritto anche parecchie musiche arrivando ai vertici delle classifiche come miglior band dell’anno. Se faccio un disco da solista metto dentro tutto me stesso perseguendo una strada di qualità”.

Ti ha tolto qualcosa a livello umano l’essere costantemente impegnato in tournee?
” Un tour non dura 365 giorni, tanti anni sui palchi non mi hanno fatto mancare una bella famiglia, amici e relax per me stesso”.

Una cosa che vorresti fare sul palco ma non ne hai il coraggio.
” Giusto per fare lo show avrei voluto imitare Pete Townshend degli Who e fracassare una chitarra, ma…amo troppo i miei strumenti!”.

Ultime realizzazioni di Maurizio Solieri:
“In autunno uscirà un mio disco in packaging e vinile: brani in italiano, inglese e strumentali”.

Angela Balboni

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