RICKY PORTERA Portera VS Schiavone VS Solieri

Quando, Ricky Portera ha preso in mano per la prima volta un plettro?
“A quattro anni volevo assolutamente suonare la batteria ed ho imparato senza nemmeno possederla; mia madre invece desiderava suonassi la chitarra, e mi ha mandato a scuola di canto dove a sette anni conobbi l’allora Vasco Rossi bambino, trovando quello strumento a corde insignificante, mamma mi ruppe in testa una Eko cartonata, forse per la paura è iniziata la mia passione viscerale per la chitarra”.

Un chitarrista si forma su una musica in particolare?
“Dalla scelta emozionale di un certo genere e dalla ‘palestra’ effettuata suonando; una volta affinata la tecnica e la conoscenza musicale si dovrà fare una ricerca interiore, una persona priva di sentimenti e soprattutto sofferenza non trasmetterà mai nulla di veramente comunicativo “.

E’ più difficile, ad oggi, per un giovane che voglia diventare chitarrista professionista, fare ‘gavetta’ rispetto a quando lo è stato per te?
“Noi ‘vecchie leve’ (parlo di me e dei miei colleghi emiliani) abbiamo avuto la possibilità di esibirci e perfezionarci in varie sale da ballo e discoteche della zona, oggi, la musica è diventata un bene secondario”.

Cosa ti ha avvicinato a Lucio Dalla/Stadio artisti/amici?
“Angelo Degli Esposti, grande batterista bolognese, che collaborava con l’agenzia Ballandi mi ha messo in contatto con Lucio: ci siamo conosciuti di mercoledì, il giovedì abbiamo fatto le prove ed il venerdì ero con lui sul palco di un prestigioso teatro di Milano”.

Il successo di Ricky Portera per la tua famiglia!
“Mamma era felicissima e papà allora militare con grandi sacrifici mi accompagnava sia alle prove con la mia band ‘Club 72’ che ai nostri concerti dove si facevano spesso le cinque del mattino”.

La soddisfazione più grande di un chitarrista sul palco!
” Non è la dimostrazione della propria bravura, ma la capacità di lasciare qualcosa di emozionale nell’animo di chi ascolta quel suono della chitarra; il più bel complimento lo ricevetti a Rovigo da un ragazzino che sorridente, nella sua semplicità mi disse: “Ricky, mi hai eccitato!” riferendosi ad una forte emozione provata sentendomi suonare la chitarra senza considerarne l’aspetto tecnico”.

Quali sono i limiti ed i privilegi nell’essere il chitarrista di un grande artista/band, rispetto ad essere musicista solista?
“Nessun limite, solo la coscienza di sapere che la musica nasce sempre da un team…non dal singolo”.

Ti ha tolto qualcosa a livello umano l’essere costantemente impegnato in tournee?
” Un po’ di vita sentimentale e sociale. Per chi fa questo mestiere c’è una solitudine di fondo con cui fare i conti, spesso lo si riversa sullo strumento (nel mio caso la chitarra) che diventa tramite per la ricerca della pace”.

Una cosa che vorresti fare sul palco ma non ne hai il coraggio!
“Sono sempre stato attento a mantenere la posizione che mi competeva nel momento, sia nelle band che da solista, rispetto i musicisti ed il pubblico”.

Ultime realizzazioni di Ricky Portera.
“A maggio uscirà nelle librerie la mia biografia ‘Ci sono cose che non posso dire…’ “.

Angela Balboni

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