THE ART OF THE BRICK il mondo in un mattoncino Lego

Dopo Fiumefreddo, in Calabria, Paola Vezzani, inviata dell’Einstein Journal si è spostata alla Fabbrica del Vapore di Milano per la mostra ‘The art of the brick’ di Nathan Sawaya. Entrata in una struttura molto ‘Ikea’, la ‘nostra’, alla biglietteria si è scontrata con un…basco blu, il proprietario del basco si è girato verso di lei sorridendole e Paola ha constatato che quel giorno, in quella stessa ora anche James era lì per fare il biglietto.
“Signorina Paola, che piacere rivederla si ricorda di me? James!. E’ qui per ammirare le opere di Nathan?”
“…mi piacevano i mattoncini Lego da bambina, le bambole una volta smontate in pezzi era difficile ricomporle, con i Lego si poteva costruire e distruggere all’infinito”.
( sguardo imbarazzato di James).
“Nella mostra sono rappresentate circa cento opere ed in tutto sono stati utilizzati un milione di mattoncini colorati (dichiara James per uscire dall’imbarazzo) qual è il suo colore preferito?”.
“Non saprei” (con indifferenza, Paola).
“Ha visto signorina Paola questo signore in giallo?

Ma quanti mattoncini si è mangiato? (risata sarcastica), ora ci ha ripensato e siccome un digestivo non lo ha fatto digerire si squarcia il torace per rimettere il cibo non digerito nella scatola da imballaggio, ma che furbetto il signore in giallo!!!”.
(sguardo distratto di Paola interessata solo dalle opere) “…chi è quel signore in cravatta che parla con quel mucchio di mattoncini blu?” (chiede Paola a James).

“L’uomo di mattoncini blu è ‘il pensatore’ (opera tratta da una scultura in bronzo), il ‘cravattato’ è ‘lui’ Nathan Sawaya il ragazzino prodigio che si costruì una città personale di dieci metri quadri per giocarci e che quando, alla richiesta ai genitori di avere un cane, la risposta è stata negativa, invece di frignare come un poppante, il cane se l’è costruito, di Lego e a grandezza naturale. Lei ce l’ha un cane?”.
“Perché, James mi parla di Nathan bambino quando io vedo un adulto?” (chiede curiosa Paola).
” Vede Paola, Nathan da grande aveva deciso di intraprendere il mestiere di avvocato, dopo qualche anno i cavilli legali però rischiavano di farlo soffocare e sentendo il bisogno di ritornare il bambino sereno e creativo che era, aveva ripreso a giocare con i mattoncini, questa volta però seriamente con lo scopo di crearne un’arte, la sua arte personale capace di far sorridere sia un ragazzino che i suoi genitori”.
“Arrivano in molti per visitare la mostra?” (si chiede tra sé e sé Paola).
“Da New York, Melbourne, Shanghai, Singapore, Londra, Parigi, perfino da Fiumefreddo” (scherza James).
“Fiumefreddo? Conosce Fiumefreddo?” (si interessa Paola).
“No, ho solo immaginato arrivasse da lontano. Ha visto l’altro uomo mattoncino blu che regge la donna mattoncino grigio?

Quanto amore può elargire un uomo per un suo simile? Che opera piena di emozione, se penso che Nathan, in sole due settimane ha costruito due persone di mattoncini con un cuore virtuale pulsante di emozioni e là fuori, nel mondo ci sono milioni di cuori che vivono ma non pulsano, non hanno emozioni. E se le dicessi che il mio cuore, da stamattina pulsa per lei, Paola, ci giocherebbe con me ai Lego?” (espressione di Paola tra l’incredulo e il trasognato, il destino è in mano a dei mattoncini colorati!).

La redazione

 

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