LUCARIELLO (LUCA CAIAZZO)

Il collettivo/band napoletano Almamegretta e Lucariello…

Facevo molti concerti e jam session con il progetto V7, formazione che univa musicisti dell’area jazz campana e rapper napoletani (tra i quali Peppe’o Red e Ciccio Merolla). A uno di questi live, tra il pubblico c’era Gennaro-T, batterista e fondatore degli Almamegretta. Il giorno dopo mi chiese se mi andasse di collaborare al nuovo album…avevano in sound potente ed internazionale…ero un loro fan…accettai!”.

‘Quiet’ suonato da strumenti acustici ed elettronici con liriche in dialetto strettissimo. Quanto sono importanti le radici, le tradizioni, i dialetti italiani?

“Il napoletano non è solo un dialetto, è la ‘nostra’ Lingua; per me, è una questione di identità, una forma di resistenza culturale. Quando un napoletano Vero parla in italiano, sta traducendo dal napoletano, che è un’idioma con una musicalità unica. Purtroppo è stato declassato a dialetto dalle istituzioni, dai media, che in questi decenni ne hanno sempre proposta una versione ridicola, sinonimo spesso di ignoranza. In realtà esiste una ricca Letteratura in napoletano, dalla grammatica complessa ed affascinante nella quale sono racchiuse le diverse dominazioni vissute dal Regno delle due Sicilie: patrimonio italiano e Lingua europea, contiene un po’ di francese, spagnolo ed anche arabo”.

‘Cappotto di legno’, scritta con il Maestro Ezio Bosso e dedicata alla vicenda di Roberto Saviano, immaginandosi nella prospettiva di un killer…

“Pochi mesi dopo l’uscita di ‘Gomorra’ mi scrisse Saviano dicendo che se fosse stato un rapper avrebbe raccontato della sua vita sotto scorta…accettai la sfida deciso a scrivere un testo provocatorio, osservando dal punto di vista del carnefice”.

‘Il cielo su Napoli’: un omaggio alla ‘sua’ città?

“…un omaggio allo sguardo che cerca poesia in ogni cosa. La nuova frontiera del rap contemporaneo abbraccia la melodia e, per chi vive intorno al Mediterraneo, la si sente in ogni vicolo, negli spruzzi del mare, nel cielo. L’attitudine rap dei testi è sempre la stessa, ma le metriche si dilatano, i beat rallentano, e ne esce quella trap mediterranea che unisce stilisticamente me a un rapper di Marsiglia o di Tunisi”.

Il progetto ‘Poeti da Combattimento’: insieme di musica, teatro e visuals, per utilizzare l’arte come ‘arma’ contro tutte le mafie…

“Stando costantemente a contatto con ragazzi che vivono in carcere, durante i sette anni di progetti, posso considerare che anche gli stessi camorristi, in qualche modo, siano contro la Camorra. In Italia vige un sistema mafioso ampio, che unisce politica, servizi segreti, finanza, imprenditori, editori: quello che trapela dalla tv è solo la punta dell’iceberg!”.

‘Nuje vulimme ‘na speranza’…brano più ascoltato al mondo…

“Saperlo è una forte emozione, dispiace solo che, a causa del dialetto, nel mio paese, il brano, abbia poca considerazione!”.

Lucariello e i tatuaggi del Sutra del Loto…

“…ho praticato per diciassette anni il buddismo di Nichiren Daishonin e ne sono ancora molto legato”.

…un valore del ‘Vangelo Secondo Lucariello’?

“…in quest’epoca sommersa di ‘like’, ‘fottersene di cosa gli altri pensino di noi’, non è facile, ma io mi diverto!”.

Lucariello, il pallone e la Nazionale Italiana Cantanti…

“In Nazionale sono Portiere, ho sempre preferito difendere che attaccare!. Sono orgogliosissimo di far parte di questo progetto che, in primis, porta avanti una missione benefica, poi unisce artisti da realtà transgenerazionali”.

Angela Balboni

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