ALBERTO PATRUCCO

Alberto Patrucco: il piano e la chitarra, dove conoscenza del ritmo e musicalità hanno dato un peso determinante nella costruzione dei suoi monologhi e del suo modo di fare teatro.

“Dai nove ai quattordici anni ho studiato pianoforte. Avendo una formazione musicale classica, per la chitarra, invece, ho fatto da solo. Quando mi sono avvicinato al Cabaret, a metà anni sessanta, il Cabaret, a Milano era ‘comico’ – comico per semplificare, quelli ci tenevano a essere cabarettisti e non comici – più chitarra. Sforzandomi di pensare a un mio modo di fare Cabaret, mi sono detto: ‘se tutti vanno in una direzione, meglio cambiare strada’. Così, con dispiacere, toglievo canzoni e, notando che quasi nessuno parlava di attualità, ho affinato il tratto satirico”.

Alberto Patrucco e la tv di Zelig…

“Avendo fatto parte del cast di Zelig per un periodo di tempo, è innegabile che questo abbia contribuito a farmi conoscere – e dimenticare – da un ‘folto’ pubblico. Da qui a dire che sia stata una ‘passeggiata’, ce ne corre. Fare satira, o quanto meno provarci, in un programma televisivo di cassetta, dove non c’è satira e ‘molestia’ a parte, ottenere un discreto successo è stato piuttosto difficile e complicato. Tra l’altro, di volta in volta, dovevo elaborare un insieme di scelte e di accorgimenti sul testo, in grado di assicurarmi che, tra la registrazione e la messa in onda, quel che avevo registrato non fosse passato di moda”.

In un mondo dove apparire felici esteriormente è quasi un dovere, perché Alberto Patrucco artista sceglie il pessimismo?

“Sono pessimista. Ma, a differenza di Leopardi, il mio pessimismo non è ‘cosmico’, bensì ‘comico’. Per dirla come Altan ‘il pitale lo vedo sempre mezzo pieno’. Nel mio piccolo, ho fondato una corrente satirica detta del ‘pessimismo comico’. Di questa corrente faccio parte soltanto io, nessun altro. Più che una corrente è uno spiffero, ma ci sono affezionato. Motto di questa piccola branca della satira è, manco a dirlo ‘vedo buio!’ “.

Alberto Patrucco/Georges Brassens: perché un maestro della canzone d’autore anni ’50?

“Brassens è il più raffinato tra i cantautori del secolo scorso e, sorprendentemente, in totale sintonia con il presente. Un artista unico, dotato di genialità e ironia senza eguali: la mia passione letteral-musicale di sempre. Uno che ha sempre detestato ‘unirsi a un gregge’ sostenendo di ‘amare il pensiero solitario e detestare le pecore’. Un anti-divo per eccellenza che, a metà degli anni cinquanta, in Francia diventa l’idolo di un pubblico vastissimo. E più in là, per tutti, uno dei più grandi poeti del Novecento”.

‘Sotto spirito’: c’è gusto, in Italia ad essere ‘spiritosi’, a usare i ConDiMenti o a ‘vedere buio’? (in riferimento ai suoi lavori artistici)

“Poiché di questi tempi, più che spiritosi, molto sembrano spiritati, uno sguardo comico, disilluso, corrosivo, su temi non banali, capace di suscitare una risata liberatoria, credo sia, più che gustoso, necessario”.

NECROlogica: un libro’lapidario’…

“Dopo ‘Tempi bastardi’ e ‘Vedo buio’, con la pubblicazione di ‘NECROlogica’ – Un libro lapidario’ si è la conclusa la mia personalissima trilogia del pessimismo comico”.

Segni (e) particolari: Alberto Patrucco e Andrea Mirò…

“Con Andrea Mirò, voce inconfondibile, credo di poter dire di aver raggiunto un’intesa quasi perfetta: in scena ci capiamo al volo. ‘Segni (e) particolari’, dapprima è stato un cd, poi un recital, e, dulcis in fundo, il lavoro che mi ha permesso di realizzare e portare in scena lo spettacolo teatrale ‘Degni di nota – Tra Gaber e Brassens’. Di accostare l’anarchico ‘minimalismo’ brassensiano al caustico ‘massimalismo’ gaberiano, senza celebrazioni, in un incontro tra canzone d’autore e comicità, senza che una dimensione prevarichi l’altra”.

Alberto Patrucco e i Premi…

“Chi sente l’impulso di assegnare un premio a qualcuno, va ringraziato senza fare distinzioni. Detto questo, nonostante io sia, diciamo così, un po’ ‘agnostico’ ai riconoscimenti in generale, ricevere un premio come quello dedicato a Borsellino, in quanto non strettamente legato al tuo ambito, ti fa capire che, talvolta, rispetto al tuo piccolo entourage, quello che stai facendo va un po’ più il là. La cosa, oltre ad avermi fatto piacere, com’è ovvio, mi ha emozionato molto”.  

‘…mangia come scrivi’: come mangia Alberto Patrucco?

“Generalmente con le posate. A ogni buon conto, finito il tempo delle vacche grasse, sto prendendo in seria considerazione l’idea di diventare vegano. Scherzi a parte, apprezzo la buona tavola ma di certo, mangio per vivere, non vivo per mangiare!”.

Francesco Villa, Alberto Patrucco, Alessandro Besentini, Flavio Oreglio…nella vita di tutti i giorni e sul palco!

“Ottimi amici. A dosi omeopatiche, sia ben chiaro”.

Angela Balboni

 

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