ANTONIO PRESTIERI (MALDESTRO)

Se ‘Georges Melies’ (omonimo titolo di un brano del primo lavoro ‘NON TROVO LE PAROLE’) era conosciuto come ‘Giotto della settima arte’, così pure Maldestro dipinge melodie alla De Andrè su poesie alla Gaber: un percorso di grande impegno?

“E’ stato istintivo attingere da questi maestri, li ho vissuti emotivamente e stilisticamente, inoltre come artista mi appaga poter creare liberamente una buona canzone”.

Prima di arrivare alla musica c’è stato tanto teatro, per Maldestro: è cresciuto artisticamente tra Shakespeare e De Filippo?

“Per sedici anni ho intrapreso un percorso teatrale che mi ha visto nei ruoli di autore di drammaturgie, attore, regista, poi la scrittura mi ha indicato la mia vera passione per la musica”.

C’è una ‘Federica’ a cui ha dedicato una canzone (Sanremo 2017) o è l’emblema delle situazioni della vita?

“Federica esiste realmente ed è un’amica a cui voglio un gran bene, allo stesso tempo, nel momento in cui si tratteggiano dei particolari di quella persona, gli stessi particolari hanno una valenza universale”.

A Sanremo ha vinto il Premio della Critica ‘Mia Martini’, il Premio Lunezia e il Premio Jannacci: il palco dell’Ariston è un po’ la ‘prova del nove’ della canzone italiana?

“Non credo. La ‘prova del nove’ vera e propria è la gavetta di anni di lavoro per costruirsi una carriera solida; il Festival di Sanremo è una settimana importante, una vetrina di volti e di melodie, ma, se l’artista non denota struttura, anche un Sanremo sarà vano”.

Cosa rappresentano i ‘muri di Berlino’ nel suo ultimo disco?

“Berlino è una città d’impatto ed i suoi muri ben ci stanno a rappresentare i muri interiori che ognuno ha dentro di sé e che a volte bisogna buttare giù per costruire qualcosa di meglio”.

Che messaggio cerca di lasciare Maldestro attraverso la sua musica?

“Mi piace raccontarmi per quello che sono, con onestà e sincerità, regalando le mie emozioni a chi, ascoltando la mia musica, saprà sintonizzarsi”.

Nel video ‘Arrivederci allora’ si parla di un addio ad un amore?

“Personalmente, gli addii categorici mi mettono un po’ in difficoltà; può finire un rapporto, indipendentemente che sia amoroso, ma qualcosa comunque rimane, un altro tipo di affetto, che, nel tempo riavvicina, percorrendo un’altra strada della vita che ci ha cambiati, umanamente”.

A primavera sarà in tour con una formazione acustica, una scelta mirata?

“Esibendosi all’interno di club e piccoli teatri, in una decina di date, il pubblico potrà vivere più da vicino ed emozionalmente, la melodia di una canzone, scoprendo come nasce”.

Presto sarà in studio per un nuovo disco: qualche anteprima?

“Rispetto agli altri lavori sarà più profondo, intimistico, parlerà più di me, con tante sorprese per quanto riguarda le sonorità”.

Come è entrato in Nazionale?
Che ruolo ha?
Per che squadra tifa?

“Mi hanno contattato quando partecipai a Sanremo, quello che mi manca in campo è il fiato…chi scrive canzoni è spesso sedentario, ma al di là del gioco, è l’essere lì per una causa comune, per la ricerca e per i più deboli, un gesto bellissimo. Il mio ruolo è vario, Antonio Prestieri, in arte Maldestro, è un tifoso del Napoli”.

Il numero 85 per Maldestro!

“Avrei preferito il 13, l’85 è l’anno della mia nascita!”.

Angela Balboni


 

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