ASPETTANDO GODOT

‘ASPETTANDO GODOT’

è uno dei testi più noti del Novecento e la più celebre opera teatrale di SAMUEL BARCLAY BECKETT

poeta, scrittore, drammaturgo, traduttore e sceneggiatore irlandese, insignito del Premio Nobel per la letteratura, nel 1969. Scritto a fine anni ’40 e pubblicato nel ’52, la prima rappresentazione mondiale di ‘ASPETTANDO GODOT’ si è svolta, il 3 gennaio 1953 al Theatre De Babylone, a Parigi

con Pierre Latour nei panni di Vladimiro, Lucien Raimbourg di Estragone e la regia di Roger Blind; l’anno dopo, nell’allestimento di Luciano Mondolfo, Aspettando Godot vede la prima italiana

con Claudio Ermelli nel ruolo di Vladimiro e Marcello Moretti di Estragone. Dagli anni 2000, l’opera ha avuto numerose trasposizioni come quella in chiave personale di

Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, basata sulla loro sintonia di umorismo ed emozioni; nel 2009

Gigio Alberti e Mario Sala e nel 2012

Natalino Balasso e Jurij Ferrini sono in scena per rappresentare non un teatro dell’assurdo ma, allegorico, da quando l’assurdità della vita ha superato il non senso apparente di ciò che viene detto sul palco. Nel 2010

Ugo Pagliai ed Eros Pagni, interpreti straordinari, nel panorama teatrale italiano, sono protagonisti di inestinguibili attese scandite da dialoghi paradossali e silenzi assordanti, nel 2013

Ian McKellen e Patrick Stewart sono artefici del capolavoro di disperazione, sul palco, di Beckett. Il regista Alessandro Averone rimane fedele al classico di Beckett aggiungendo poesia, attualità e un tocco di profonda sensibilità:

due clown/barboni (Mauro Santopietro e Marco Quaglia) danno corpo ad altrettanti personaggi senza tempo, alla ricerca di un senso, di un gesto, di una meta per colmare il mistero dell’essere qui e ora, scegliendo alla morte per impiccagione, la vita con i suoi dubbi e le sue imperfezioni. Sulla terra in cui Didi e Gogo ‘aspettano’, arrivano il possidente terriero Pozzo (Antonio Tintis) e il suo servo Lucky (Gabriele Sabatini) tenuto al guinzaglio con una corda; il Signor Godot manda a dire, dalla bocca di un ragazzino (Francesco Tintis) che “oggi non verrà” “…verrà domani!”.

Foto: Manuela Giusto

Angela Balboni

 

Commenti

commenti