BIATHLON Dorothea Wierer

Il BIATHLON

è uno sport in cui i partecipanti, a squadre o singolarmente devono percorrere, nel minimo tempo possibile, un percorso prefissato, sugli sci di fondo, sostando in postazioni per il tiro a segno con carabina; ogni errore con l’arma, comporta una penalità. La prima gara di ‘biathlon’ risale al 1767 dove soldati della Svezia e della Norvegia in competizione effettuavano prove di tiro, correndo contemporaneamente sugli sci. Il Comitato Olimpico Internazionale ha approvato il biathlon come disciplina, nel 1954. Le gare femminili sono state introdotte dal 1980 diventando Olimpioniche nel ’92, anno in cui è stato fondato

l’International Biathlon Union. Il biathlon è l’unica disciplina sciistica non regolamentata dalla Federazione Internazionale Sci (FIS). Praticato, in Italia, specialmente in Trentino Alto Adige, Val D’Aosta, Piemonte e Valtellina, questo sport lo è tantissimo in Russia, Scandinavia, Nord America e Germania. Come sci vengono usati

i normali di fondo, della lunghezza minima pari all’altezza dell’atleta, meno 4 cm, scarpette da attaccare agli sci e


due bastoncini per il sostegno e la spinta in avanti di chi gareggia. Con distanza di tiro di 50 m per la posizione sia a terra che in piedi e dispositivo di puntamento di una diottria, sono stati introdotti, dal 1978

fucili più leggeri, di piccolo calibro, dai 3 ai 6 Kg di peso, con munizioni di 22 Ir. I tipi di gare possono essere: individuali, sprint, inseguimento, partenza in linea, staffetta, staffetta mista, a squadre.

Intervista a DOROTHEA WIERER

Negli anni ’60 gli atleti sparavano in ‘biathlon’ a palloncini gonfiati, ora a bersagli elettromeccanici. Da cosa la scelta di questo sport in particolare?

“Provengo da una valle dell’Alto Adige, fucina di grandi campioni, inoltre anche i miei fratelli praticano il biathlon ed è stato automatico che mi emozionasse, diventandone atleta!”.

Penalità per errori con l’arma ed errori più frequenti…

“Gli errori sono gli sbagli di mira ed ogni errore al tiro comporta un giro di 150 m di penalità”.

Il dover velocizzarsi per arrivare ad una postazione, può influenzare la concentrazione e modificare il tiro al bersaglio?

“Si arriva in postazione, dopo il percorso sciistico, riscontrando circa 170 pulsazioni al minuto ed è necessario uno stato mentale il più rilassato possibile, per prepararsi alla serie di colpi da terra e in piedi”.

Quali stati sono più perfezionisti nella disciplina?

“L’Italia non conta tantissimi atleti; essendo popoli legati alla neve, alle loro tradizioni, agli sport invernali che praticano oltre al biathlon, Norvegesi e Svedesi sono sicuramente più preparati”.

Praticherebbe lo ski archery (biathlon con l’arco)?

“No. Preferisco gareggiare con una vera arma, che allo sparo di un avversario si provi una reazione altrettanto forte, oltre ad emozionarsi per un traguardo personale o di squadra”.

Nel 2008 è stata la prima italiana a vincere una medaglia d’oro ai mondiali giovanili, nell’individuale: sensazioni di una diciottenne Campionessa di Biathlon?

“Da ragazzina, festeggiando con gli amici, ancora non mi rendevo conto potesse diventare una professione, anche se affrontata come atleta. Ora mi alleno costantemente e mi preparo ai traguardi che questo sport mi ‘regala’”.

In quale tipo di gara è più forte?

“Dipende tutto dallo stato fisico e mentale del momento, se di salute si è floridi, anche la spinta per gareggiare sarà al massimo”.

Nella stagione 2010/2011 tre medaglie d’oro in tre diverse gare, nei mondiali juniores: le massime aspettative dalla sua capacità motoria e attitudinale?

“Arrivati a questi livelli professionali non ci si accontenta di un decimo posto, i fans stessi si aspettano traguardi sempre migliori. Negli anni la disciplina si è sempre più impreziosita, quanto più la voglia di vincere sia presente in un atleta, sostanzialmente dipende dalla perfezione di un tiro e dalla velocità con cui si gareggia”.

Angela Balboni

 

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