JOAN THIELE

Un viso latino ed un nome d’arte esotico: JOAN THIELE

canta in inglese, per via delle sue origini cosmopolite, ma è italiana come la mamma, il papà è svizzero-sudamericano. Da piccola ha vissuto in Colombia e, per frequentare le scuole elementari è tornata a Desenzano, sul Lago di Garda, poi l’Inghilterra, che l’ha arricchita di un’esperienza creativa fortissima. Con il singolo ‘Lost Ones’, cover del brano di Lauryn Hill ha scalato le classifiche internazionali.

Regno Unito, l’America caraibica, quella colombiana: cos’ha custodito di quei ritmi affinché influenzassero le sue canzoni?

“Il Viaggio è una componente fondamentale della mia vita, mi ha insegnato ad osservare e ad ascoltare gli altri e mi insegna a non smettere mai di meravigliarmi. Cerco di
raccontarmi attraverso i miei viaggi, la gente che incontro, la musica che scopro. Ogni volta che torno in Sudamerica sento un’energia unica; soprattutto la Colombia mi ha lasciato un amore indescrivibile per il ritmo, che cerco costantemente di riportare nelle mie canzoni”.

Un successo con l’inedito ‘Save Me’, dal suo EP d’esordio: ‘salvatemi, ho solo bisogno di una ragione che ne valga la pena’ recita il testo, può essere la musica quella ragione?

“Le ragioni possono essere tante, certamente la musica è la più profonda ed intensa forma di autoanalisi che io conosca: mi libera la mente, mi fa stare bene e mi insegna a capire la via giusta da prendere”.

Da ‘Taxi Driver’, ‘..grazie per aver risposto alle mie domande, grazie per aver ascoltato, non fermarti, continua a guidare’: una dedica al taxista che ha ritrovato in ogni volto che l’ha accompagnata ‘nel mondo’ e in quello che i sedili di un taxi possono raccontare di città e viaggiatori?

“Sono molto curiosa, mi piace ascoltare le storie della gente e rielaborarle. Quando ero a New York, durante una mia ennesima ‘intervista’ ad un taxista, mi è scattata la voglia di raccontare la sua, ed è nata ‘Taxi Driver'”.

Il video di ‘Armenia’ è girato tra distese di acqua, montagne, vegetazione mediterranea e colori di quella terra, metafora di un dialogo tra due generazioni?

“Armenia, quindi Colombia: Armenia è un urlo d’amore. Armenia è un tamburo. La canzone è nata in un periodo molto difficile della mia vita che ha coinciso con la malattia di mio padre ed il viaggio in Colombia per raggiungerlo. Armenia è un dialogo tra una figlia ed un padre, tra il coraggio e il silenzio, un inno alla ‘forza’ e al combattimento di tutti quei demoni interiori che spesso non fanno altro che offuscare la mente”.

Cosa è segnato sul diario artistico di Joan Thiele, per questo 2018?

“Vorrei fare 324252 cose, in questo 2018. Ho appena sistemato un piccolo studio, voglio trascorrerci le giornate e scrivere nuove canzoni, voglio fare 1000 concerti, voglio stare bene e far stare bene le persone, con la mia nuova musica..questo mi renderebbe molto felice!”.

Angela Balboni

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