JUDO Giuseppe Maddaloni

Nato in Giappone nel 1882, con la fondazione del Kodokan da parte del Prof Kano Jigoro

il judo

è un metodo di difesa personale, uno sport da combattimento e un’arte marziale, divenuto ufficialmente disciplina olimpica nel 1964 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, rappresentando, ad Atene, il terzo sport più universale con atleti da 98 diversi Paesi e, a Londra, da 135. Il termine judo

è composto dai due kanji: ju, ossia gentilezza, morbidezza, e do, traducibile come via, quindi ‘via della gentilezza’. Il judoka veste una divisa chiamata judogi

composta da pantaloni (zubon) e giacca (uwagi) di cotone rinforzato bianco, tenuta dalla cintura (obi) colorata che, dipendentemente dal colore indica il livello di preparazione dello sportivo. Il luogo dove si pratica il judo si chiama dojo

e le quattro aree principali (kamiza, joseki, shinoza e shimoseki) sono disposte secondo i punti cardinali; l’atleta esegue le mosse su un materassino detto tatami.

Le tecniche del judo riconosciute sono suddivise in: Nage (proiezione), Sutemi (sacrificio), Katame (controllo), Atemi (colpo). Molto importante, per un judoka, cadere senza farsi male,

i primi quattro tipi di ukemi insegnati ai praticanti sono: Mae (caduta avanti frontale), Zempo-Kaiten (caduta avanti frontale con rotolamento), Ushiro (caduta all’indietro), Yoko (caduta laterale). Fondata nel 1902, la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali,

organismo sportivo affiliato C.O.N.I. è nota con l’acronimo FIJLKAM. GIUSEPPE (PINO) MADDALONI  è ritenuto uno degli atleti più rappresentativi della storia del judo, attualmente in forza al Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Roma.

Il judo per Giuseppe Maddaloni…..

Era mio padre a portarmi in palestra, da bambino; appena misi i piedini sul tatami, non avendo, dai tre anni, un gran equilibrio, il judo entrò subito a far parte di me e dei miei istinti. Le difficoltà sono state tante, soprattutto per un ragazzo pigro e goloso come me; non mi piaceva perdere (accettavo anche le sconfitte) e mi impegnavo costantemente per più di sei ore al giorno“.

Papà Giovanni…..

Papà è stato anche un allenatore, un maestro, il mio miglior amico, e, in allenamento, un avversario….da bambino, il mio sogno era batterlo!”.

Il giovane Pino Maddaloni 14 volte Campione d’Italia (emozioni e rinunce di un ragazzo, per lo sport scelto)….

La prima volta che vinsi avevo dodici anni e ad ogni traguardo superato, di anno in anno, l’emozione era comunque tanta, anche se il judo è uno sport che emoziona a prescindere da una vittoria o una sconfitta. ….rinunce del buon cibo (bisogna seguire una dieta equilibrata per poi praticare la disciplina)….rinunce ad orari ‘da discoteca’, al divertimento (…mentre i coetanei si distraggono fino all’alba, Maddaloni se ne sta in palestra!)”.  

Oro nella categoria 73 kg alle Olimpiadi di Sydney del 2000, risposta dai tifosi….

La più bella dichiarazione di alcuni tifosi fu che  quella vittoria l’avevano sentita sulla pelle pure loro; sono riuscito a trasmettere energia pura affinché i miei sogni potessero essere i sogni di ogni altro giovane che sceglie il judo come sport“.

Giuseppe Maddaloni Commendatore al merito della Repubblica Italiana….

“….ancora oggi non so come utilizzare al meglio il ‘merito’ acquisito….”.

La storia romanzata di Pino Maddaloni nel film ‘L’oro di Scampia’: sensazioni nel rivedersi in tv, interpretati da degli attori”

Alla Prima piangevo dalla commozione, in sala; Beppe Fiorello è stato sublime ad incarnare un Maddaloni Senior. Il film è un ricordo dei sacrifici che tutta la famiglia ha fatto per l’amore di uno sport“.

Giuseppe Maddaloni allenatore della Nazionale Italiana Judo non vedenti (ci spiega l’impatto di questo sport visti i colpi da schivare per un cieco…)

Purtroppo l’Italia non crede abbastanza che uno sport si possa svolgere come formazione, crescita di un adolescente, bisognerebbe soprattutto che nelle scuole si praticasse di più. L’insegnamento del judo, ad un non vedente lo si fa partendo dalle prese; mancando la vista, di conseguenza i riflessi sono molto più accentuati“.

Angela Balboni

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