MIKE SPONZA Made in the sixties

MIKE SPONZA

esordisce discograficamente nel 1997 con l’album ‘NEWS FOR YOU’ prodotto dal grande Guido Toffoletti con cui Mike ha registrato altri due lavori. ‘KAKANIC BLUES 2.0’ coinvolge venticinque musicisti da dodici stati europei, mentre in ‘CONTINENTAL SHUFFLE’ quaranta interpretano i brani in una sorta di song crossing reciproco. Nel 2013 ‘MIKE SPONZA & ORCHESTRA’ (album e dvd) contiene pezzi originali dell’artista arrangiati per ensemble sinfonica della RTV Slovenia e nel 2016

‘ERGO SUM’ incontra blues, cultura e lingua latina. Anticipato dal singolo

‘BLUES FOR THE SIXTIES’

‘MADE IN THE SIXTIES’ e’ un disco dedicato agli anni ’60, periodo in cui Sponza è nato. Nelle dieci tracce, una per ogni anno del decennio, ispirate da eventi, fatti e idee, Mike racconta sia la parte scintillante, che la parte buia del periodo storico, toccando problematiche come la guerra, la crisi cubana, l’assassinio di Kennedy, fino alla svolta artistica di Bob Dylan e il movimento studentesco del ’68. Il disco apre con ‘MADE IN THE SIXTIES’ per uno sguardo al futuro speranzoso dove demoni del passato non sono del tutto scomparsi; in ‘COLD, COLD, COLD’ c’è la musica ‘calda’ ed una guerra ‘fredda’. ‘A YOUNG LONDONER’S POINT OF VIEW ON CUBAN CRISIS’ è testimonianza diretta di una manifestazione del ’62 in cui Pete Brown partecipò a Trafalgar Square; ‘DAY OF THE ASSASSINS’ canta in ricordo di un presidente ‘scomodo’ a molti: JFK. ‘GLAMOUR PUSS’: canzone dedicata alle donne glamour dei sixties e ‘EVEN DYLAN WAS TURNING ELECTRIC’, intrepretata magistralmente dalla cantante scozzese Eddi Reader, è metafora di cambiamento. Nel 1965 venne abolito, in Spagna, il decreto dell’Alhambra, che aveva espulso dal paese gli ebrei dal 1492; il 2 gennaio 1966 nasce il primo bambino di religione ebraica, nello stesso tempo nasce anche Star Trek: tutto questo è ‘SPANISH CHILD’. In ‘GOOD LOVING’ Dana Gillespie nomina ‘cuore’ ed ‘amore’, ‘JUST THE BEGINNING’ contiene un cameo dal produttore Rob Cass in veste di cantante e, a chiusura dell’album ‘BLUES FOR THE SIXTIES’ è una visione autobiografica del decennio.

Foto: Matteo Prodan
Roberta Masi

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