PACO D’ALCATRAZ

PACO D’ALCATRAZ (all’anagrafe FABIO FERRIANI) cantautore, attore, aforista, monologhista, poeta, scrittore: come nasce il suo nome d’arte?

“Per associazione di idee, cercando la rima ad un mio verso. ‘PACO D’ALCATRAZ’ è uscito come puro suono, solo in seguito ne ho carpito il significato: il nome PACO è legato al mio antico amore per la Spagna, ALCATRAZ deriva dalla propensione che ho verso la musica ‘delinquenziale’ ovvero di ‘evasione’. Il primo lavoro discografico, comprendente canzoni d’autore, l’ho firmato, nel ’77, come FABIO FERRIANI. Il mio percorso artistico passò poi attraverso un radicale cambiamento di stile, smisi gli abiti del cantautore per quelli del comico e cabarettista surreale (alla Buscaglione, Brutos) ad oggi”.

Nascita e produzione di ‘Foto di nessuno’

“Dopo le collaborazioni, come musicista, con Paola Musiani e Mia Martini, lavorai con Gianni Pettenati allo spettacolo teatrale ‘Favole di poveri diavoli’, capendo, di conseguenza che, con facilità potevo comporre miei brani. Scrissi molto e, frequentando per anni, la ‘mitica’ Osteria delle Dame di Bologna, entrai a far parte del ‘giro’ di musicisti del periodo cantautoriale (uno tra cui Guccini). Portando la mia musica al pubblico in sala, feci una discreta gavetta fino al giorno in cui Renzo Fantini produsse ‘Foto di nessuno'”.

Negli anni ’70, il connubio con Freak Antoni…ricordi e sensazioni!

“Entrambi studenti, al Dams di Bologna, ci siamo conosciuti, nel ’76, ospiti in una radio. Abbiamo poi collaborato, in seguito, per circa venticinque anni, lavorando parallelamente, lui con gli Skiantos, io con i Prisoner. Ho grande nostalgia di quei tempi, consapevole di aver fatto arte, fianco a fianco di un amico, autore di capolavori dalle tematiche sociali ed esistenziali che saranno ricordati per sempre”.

PACO D’ALCATRAZ e la TV…

“Negli anni ottanta, lo show di Canale 5 ‘Premiatissima’ e il Festival Bar hanno portato sul piccolo schermo i miei due singoli ‘Mutande’ e ‘Doberman'”.

‘Me ne fotto’…in teatro!

“Mi lega una lunga amicizia con Rocco Barbaro, conosciuto, nel ’94, sul palco del Caffè Teatro di Verghera, continuata poi fino al 2000 e consacrata con lo spettacolo ‘Me ne fotto'”.

Ma davvero gli ‘uomini veri’ devono puzzare un po’? (dalla sua canzone ‘Io non mi lavo’)

“…con moderazione e, non nell’anima!”.

Nel 2009, Mauro Malavasi produce ‘Ma che splendore’ sul degrado delle città italiane.

“Nel testo viene utilizzato un aforisma rivolto al degrado di Bologna estendendolo al globale. Identifico la città stessa in un’ipotetica donna amata”.

PACO D’ALCATRAZ e gli aforismi!

“Lettore ed estimatore degli elzeviri di Ennio Flaiano e degli aforismi alla Woody Allen, uno mio, a cui sono particolarmente affezionato è ‘Se la vita ti sorride, ha una paresi'”.

Musicalità/comicità/demenzialità anni ’70 VS anni 2000?!

“A Bologna, fine anni sessanta, c’era il ‘Club 37′ e l”Osteria delle Dame’, dove, con Guccini, Claudio Lolli, Gigi e Andrea, Paolo Conte, stava nascendo la canzone d’autore. La ‘nuova’ comicità rischia, a volte, di essere troppo ‘leggera’. Del demenziale, spesso esce solo la parte più superficiale; qualcosa vedo in nomi come ‘Lo stato sociale'”.

Il suo libro ‘Il sole illumina mio zio’

“Lo ‘zio’ è una metafora. Il libro è strutturato in sezioni, ci sono stralci di monologhi, dello spettacolo omonimo e dell”Antologia della malasorte’. L’opera in copertina è di Giuseppe Rossetti”.

Foto 3: ‘Malì Serena Aurora Erotico Photography’

Angela Balboni

 

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