TAKARA – LA NOTTE CHE HO NUOTATO

Firmato a quattro mani dal francese Damien Manivel e dal giapponese Kihei Igashi

‘TAKARA – LA NOTTE CHE HO NUOTATO’

ha come protagonista principale un attore non professionista di sei anni, Takara Kogawa

che vive nella regione di Aomori, la più nevosa del Giappone, con i genitori: mamma Chisato

papà Takashi

e la sorella Keiki.

Mentre fuori dalla finestra imperversa una tempesta di neve, a casa Kogawa regna il sonno profondo di quasi tutti i componenti: il capofamiglia non dorme, si concede una sigaretta prima di recarsi, come tutte le notti, al lavoro, al mercato del pesce. Il rumore dell’auto del padre che si avvia sulla neve sveglia il piccolo Takara

che ancora assonnato si muove nella casa, osservandone i dettagli, in attesa della mattina, in cui si dovrà recare a scuola. Il bambino disegnerà su di un foglio

i pesci che ha visto in un’immagine scattata dalla compatta di papà

con l’obbiettivo di raggiungere quel genitore che il mondo del lavoro gli tiene perennemente lontano. Zaino in spalla con dentro il dono per Takashi, Takara, presso la stazione attende il treno

che lo avvicinerà

alla sua meta. Nessun rumore cittadino di fondo,

non ci sono dialoghi, nel film. Un ritmo lento scandisce la giornata di Takara, dedicata per una volta, non allo studio scolastico, ma a scoprire il mondo che lo circonda, guardandolo attraverso gli occhi di bimbo; una favola senza tempo che si articola in tre atti: il disegno, il mercato del pesce, il lungo sonno. Sulle note della ‘Primavera’ di Vivaldi, Takara si muove in un paesaggio candido

lasciando le sue impronte 

nella vastità immensa.

Roberta Masi

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