TUFFI Noemi Batki

I tuffi, compresi nel programma olimpionico (Saint Louis) dal 1904, sono uno sport nel quale atleti, lanciandosi da un trampolino

posto a uno o a tre metri, o da una piattaforma

posta a dieci metri, sopra una piscina, saltano in acqua eseguendo diverse acrobazie durante il tuffo, partendo da svariate posizioni. In base alla conformità dei movimenti del corpo, al completamento degli aspetti del tuffo e alla quantità di spruzzi sollevati all’entrata in acqua, gli atleti ricevono un punteggio moltiplicato per il coefficiente di difficoltà, derivato dal numero di movimenti previsti dal tuffo stesso. Dopo cinque/sei tuffi, l’atleta con il punteggio più alto viene nominato vincitore. Normalmente gli atleti eseguono sei principali gruppi di tuffi: avanti, indietro, rovesciato, ritornato, avvitamento, verticale (solo dalla piattaforma) e le posizioni di rotazione che possono essere assunte, sono: teso, carpiato, raggruppato e libero.

NOEMI BATKI

nata a Budapest, trasferitasi da bambina a Belluno, con la madre Ibolya Nagy, già rappresentante della Nazionale Ungherese di Tuffi alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, che l’ha allenata per 20 anni: un amore quindi tramandato da madre a figlia?
“Certo, anche se ho avuto la possibilità di provare altre discipline, scegliendo i tuffi. Mia madre mi ha allenata per quasi tutta la mia carriera, ora vivo a Roma dove mi allena Domenico Rinaldi sulla base di un progetto federale che punta a Tokyo 2020”.

La disciplina dei tuffi è uno degli sport olimpici gestiti dal Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito Italiano


con sede a Roma.

“Essere supportati dall’Esercito, nelle varie attività sportive, anche fuori sede, in piscine idonee agli allenamenti per i tuffi, permette di svolgere uno sport come lavoro”.

Inizialmente, la sua compagna, per i tuffi, è stata Francesca Dallapè, poi Tania Cagnotto ed ora si allena con Chiara Pellacani, quali sono le difficoltà e le soddisfazioni di un tuffo sincronizzato in coppia e un tuffo individuale?

“Sono due situazioni diverse. Il tuffo individuale è il bisogno di confermarsi singolarmente e una grande emozione arrivare al podio; nel sincronizzato si costruisce con l’altro/a atleta un lavoro dinamico, deve esserci simbiosi ed affiatamento”.

Ai Campionati Europei di nuoto 2010, a Budapest, sua città natale, con 343,80 punti, ha conquistato l’argento, dalla piattaforma da dieci metri. Ricorda le emozioni che la legano comunque alle sue origini?

“E’ stata l’emozione più grande in assoluto, la mia prima medaglia europea individuale e vincerla, in presenza della mia famiglia, una gioia indescrivibile. Ciliegina sulla torta, a Torino, l’anno dopo, ho vinto gli europei, sempre dalla piattaforma da dieci metri, qualificandomi per le Olimpiadi di Londra 2012. Portare sul gradino più alto del podio, la mia bandiera, davanti al pubblico italiano è stato speciale”.

Nel Palmares di Noemi oro, argenti e bronzi: quanto è impegnativo questo sport, a livello fisico e di concentrazione?


“Occorre tanta pazienza, una buona resistenza e saper ben gestire tutte queste situazioni. Bisogna allenare tanto il fisico, la potenza e la flessibilità, ma anche lavorare a livello psicologico perché ci si gioca tutto in un secondo!”.

Un consiglio dalla tuffatrice Noemi Batki per i piccoli atleti del domani?

“Crederci sempre e non mollare mai perché con costanza le soddisfazioni arrivano!”.

Angela Balboni

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