UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA

Il FLORIDA PROJET del titolo originale del film

è letteralmente l’altra faccia di Disneyland, la periferia intorno al mega parco dei divertimenti di Orlando che avrebbe dovuto diventare un’area residenziale per la comunità americana di domani ma che di fatto ospita motel da 35 dollari a notte, dai nomi fiabeschi, quando della fiaba, nella realtà, non c’è nulla. In ‘UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA’

diretto da Sean Baker, presentato al Festival di Cannes 2017 nella sezione ‘Quinzaine des Realisateurs’ e fuori concorso, come film di chiusura del 35° Torino Film Festival, nell’ambito della rassegna ‘Festa Mobile’, che vede la candidatura, per il Miglior Attore non protagonista, agli Oscar 2018 di Willem Dafoe, unico attore di successo nel cast

Moonee (Brooklynn Prince), una bimba di sei anni, vive con la mamma Halley (Bria Vinaite)

nel dozzinale motel lilla Magic Castle, sotto la soglia della povertà. La donna trascorre il tempo in pigiama, si ciba di junk food, guarda le televendite in tv e per pagare vitto e alloggio a lei e la piccola, improvvisa espedienti tra legalità e crimine: smercia abusivamente profumi non originali nei parcheggi degli hotel di lusso, lavora in un club, spaccia cannabis e arriva a prostituirsi. Con l’unica sorveglianza da parte di Bobby (Willem Dafoe) custode del motel

Moonee ed i suoi amichetti Dicky (Aiden Malik), Scooty (Christopher Rivera) e Jancey (Valeria Cotto)

con l’intraprendenza tipica dell’infanzia, vivono ogni difficoltà come occasione per divertirsi: fanno gare di sputi, appiccano piccoli incendi ed elemosinano ai turisti per comprarsi il gelato. Sulla base di filmati che riprendono il via vai di clienti, al motel, diretti alla camera di Halley, polizia e assistenti sociali affideranno Moonee, temporaneamente, ad una famiglia, fino ad indagini concluse. Lacrimando in primo piano, la ribelle Moonee saluta Jancey, ma il finale rivela le due amiche mescolarsi alla folla del Magic Kingdom Park, in fuga dal mondo reale: con un rispetto disarmante e in modo agrodolce, Baker sceglie il punto di vista dei bambini, mettendo la cinepresa alla loro altezza.

Sergio Galuppi

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