VELA Matteo Miceli

La navigazione a vela risale agli albori della civiltà umana e la storia della moderna vela sportiva affonda le sue radici nella lotta contro la pirateria marina.

Nel secolo XVII° le rotte delle Indie Orientali, dell’Africa e delle Americhe erano infestate da pirati e le navi olandesi, che commerciavano merci di grande valore con le colonie, erano prede molto ambite. Per rispondere a tali minacce gli olandesi svilupparono velieri veloci chiamati ‘jachtschip’. Queste agili imbarcazioni risultarono efficaci per il loro scopo e divertenti da condurre al punto che si iniziò ad usarle anche per fini sportivi. La prima competizione velica di flotta fu la Cumberland Regatta, inaugurata nel 1715, la prima competizione internazionale, nel 1851, la Coppa delle Cento Ghinee.

Com’è nata la passione per la vela?

“I miei genitori hanno trasmesso ai figli la passione o meglio l’amore per l’acqua: a tre anni avevo già un posto a bordo del Flyng Junior di mio padre; a nove ho scoperto il windsurf; ho compiuto i primi passi come operaio specializzato lavorando con laminati e carbonio; sono stato prima apprendista, poi dipendente, infine socio titolare dei Cantieri d’Este di Fiumicino dove, oltre a costruire, ho sperimentato nuovi materiali e tecniche. Rari i momenti in cui riuscivo a stare con ‘i piedi per terra’: ero sempre alla ricerca di una barca e di un equipaggio con cui salpare per una regata”.

Il verso del mare…

“Quando, davanti agli occhi c’è l’immensità, ora silenziosa, ora fragorosa, dell’Oceano, si recepisce, nel proprio cuore, un senso di profonda libertà: la barca scivola sulla superficie del mare, gli spruzzi delle onde bagnano il viso, ma, occorre anche essere pragmatici ed ascoltare attentamente i rumori dell’imbarcazione nel caso di sintomi di rotture o avarie”.

Successi sportivi:

“Nel 2005, in coppia con Andrea Gancia, su Biondina Nera, un catamarano non abitabile di 20 piedi (6 metri) auto-costruito, ho compiuto la traversata atlantica da Dakar a Guadalupe (record mondiale di 13 giorni, 13 ore e 58 minuti). Nel 2007, sulla stessa barca, ma in solitaria, ho ottenuto un nuovo record mondiale di 14 giorni, 17 ore e 52 minuti, da Gran Canaria a Guadalupe. L’impresa mi valse il titolo di ‘velista dell’anno 2007’ ed il riconoscimento, nel 2008 della ‘medaglia d’oro al Valore atletico’ del CONI”.

La ‘Roma Ocean World’:

“La prova delle prove: un giro del mondo a vela, con un Class da 40 piedi (12 metri), in solitaria, senza scalo, senza assistenza ed in completa autosufficienza energetica ed alimentare. Nel 2009 lanciai questo manifesto: ‘Ritengo che non sia possibile continuare a restare inerti sapendo che gli oceani rappresentano oltre i due terzi della superficie terrestre e sono le prime vittime dell’inquinamento diretto e indiretto quasi fossero spazi che non appartengono a nessuno”.

Eco40, la barca eco-sostenibile:

“Eco40 non utilizza una goccia di combustibile fossile: a bordo solo pannelli solari, generatori eolici, idro turbine.

Oltre all’usuale strumentazione elettronica, una piattaforma inerziale per misurare le accelerazioni della barca nei sei gradi di libertà e lo smart skipper: un software di navigazione che personalizza le funzioni introducendo un allarme vocale in caso di pericolo. Di fatto Eco40 è stata la prima barca al mondo trasformata in una boa onda metrica ed in una piccola stazione meteorologica per misurare con estrema precisione le onde, il vento, le correnti marine, la temperatura dell’acqua e dell’aria e la pressione atmosferica”.

Viaggiare in solitaria:

“Se si analizza un progetto velico, si può notare che il tempo effettivo della navigazione è una minima parte di quello impiegato dalla sua ideazione e realizzazione nel quale è notevole il contributo del team. Durante i cinque mesi della traversata in solitaria, non mi sono mai sentito ‘solo’, in quanto, grazie ai mezzi di comunicazione ero in contatto con lo staff a terra, inoltre, circa 7000 followers hanno seguito il percorso interagendo sui social al mio ‘diario di bordo'”.

Come ha reagito alla delusione per il ‘naufragio’?

“Dover interrompere una traversata, dopo aver percorso circa 25.000 miglia, quando mancavano poco più di due settimane al rientro a Riva di Traiano non mi ha reso felice…la vita, nella sua normalità è un’alternanza di vittorie e sconfitte, un fallimento può fornire anche insegnamenti, se affrontato con il giusto approccio. Anche se l’obbiettivo sportivo non è stato raggiunto, ho dimostrato che, in condizioni estreme, circumnavigando il mondo, puntando sull’energia alternativa è possibile operare nel rispetto dell’ambiente. La ‘vera’ reazione al naufragio è stata la determinazione quasi ‘feroce’ nel voler recuperare ad ogni costo Eco40, ormai alla deriva, capovolta nell’Oceano”.

Il ritorno di Eco40:

“In occasione della pubblicazione del libro ‘Tre capi non bastano’, dove ha raccontato le motivazioni, l’entusiasmo, le gioie, dell’avventura umana e sportiva della ‘Roma Ocean World’ ho oltresi lanciato l’iniziativa ‘Il ritorno di Eco40’: partner tecnici e sostenitori hanno aderito al fine di un completo refitting della barca e ad aprile 2019 è rornata ad affrontare di nuovo le onde”.

Qualcosa che non si aspettava:

“Nel 2016 hanno inserito il mio nome in un’antologia scolastica come esempio di passione sportiva, entusiasmo, determinazione e rispetto dell’ambiente. Nel 2018 il Prof. Antonino Zichichi, nella presentazione fatta al Presidente della Repubblica, in occasione della sua visita ai laboratori del Gran Sasso, ha citato la ‘Roma Ocean World’ tra gli ‘esperimenti importanti per il pianeta’”.

Angela Balboni

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